2008

Adriano Aldegheri, Presidente di Management Consulting, è stato nominato presidente di Unimpresa Provinciale di Verona

Unimpresa sbarca in Veneto, e lo fa partendo da Verona. La decisione l’ha presa a fine 2007, ma primi passi sta cominciando a muoverli solo adesso. Unimpresa è un’associazione che in Italia raccoglie 140.000 associati, con sedi in 71 province e oltre duecento articolazioni territoriali. L'acronimo sta per Unione Nazionale di Imprese che, insieme alle associazioni territoriali, alle federazioni regionali ed alle federazioni nazionali di categoria che ha deciso di riconoscere, costituisce il sistema di rappresentanza delle micro, piccole e medie industrie così come sono individuate dalle norme dell’Unione Europea. È una realtà ben strutturata, ma che finora si è fortemente radicata principalmente al centro-sud: solo ora sta cercando di espandersi anche più a nord, e per farlo parte proprio da Verona. “È vero, siamo la testa di ponte di questo progetto”. A dirlo è Adriano Aldegheri, che è stato da pochi mesi eletto presidente della sezione scaligera dell'associazione. Laureato in chimica e tecnologia farmaceutica, è stato socio fondatore e consigliere di amministrazione della Banca Credito Veronese , è presidente di Management Consulting, di Real Forum, e vicepresidente di MC Network, società di consulenza leader nel settore automotive. Ma soprattutto da novembre è il primo presidente di Unimpresa Verona, e proprio in questi giorni sta tessendo le fila per far partire nella città scaligera questa realtà.

Da che basi partite, e quali sono i vostri obiettivi?

La base da cui partiamo sono i 140.000 associati a livello nazionale, e dall’esperienza acquisita nei cinque anni di vita della giovane associazione adattandoli alla cultura e alle esigenze del territorio veronese. La mission di Unimpresa Verona è quella di essere al servizio dell’imprenditore, puntando soprattutto su un supporto fattivo per quanto concerne l’intervento strategico per lo sviluppo e l’ innovazione ed il relativo supporto a livello finanziario, puntando inoltre a creare sinergie di rete all’interno del territorio. A tale scopo abbiamo già predisposto strumenti di analisi e finanziari in grado di supportare al meglio le PMI del territorio.

Avete già individuato gli argomenti strategici che riguardano la città su cui puntare?

Prima di prendere delle direzioni precise dobbiamo ascoltare le esigenze dei nostri associati. Unimpresa è un’associazione “apartitica” per cui non ci sono posizioni preconcette ma le varie esigenze devono statutariamente emergere dalla base.

In che cosa vi differenziate dalle altre Associazioni?

Unimpresa è nata per far si che il supporto alle PMI siano più efficienti ed efficaci di quelle finora attuate dal sistema associativo. Non parlo solo di rappresentanza istituzionale ma soprattutto di reale supporto allo sviluppo delle imprese. La possibilità di avere un check up aziendale immediato ed online, un servizio veloce per adeguarsi a Basilea 2, supporti diretti per progetti di sviluppo,supporto per riconversioni, per ristrutturazioni, per reperire finanziamenti, per l’internazionalizzazione, sono e saranno il banco di prova fondamentale per caratterizzare la nostra associazione sul territorio.

Concretamente, qual è il campo su cui siete intenzionati a lavorare di più?

Come ho già detto il nostro focus principale è strutturare un servizio efficiente in grado di supportare l’imprenditore nell’ambito della ristrutturazione/sviluppo della sua azienda più che nel funzionamento, area nella quale si muovono solitamente le altre associazioni. Ma per portare realmente un contributo per lo sviluppo delle aziende è nell’area strategica e finanziaria che un’associazione deve dare un serio contributo, altrimenti ne rappresenta solo gli effetti senza controllarne le cause.

Ultimamente il tema della concorrenza, e in particolare quella dei mercati asiatici, è al centro dell’attenzione. Siete d’accordo con chi torna ad invocare limitazioni e dazi?

Certamente la concorrenza per le PMI dei paesi asiatici è divenuta un problema importante, e sul tema del commercio estero noi siamo molto attenti, con una divisione che si occupa specificatamente di esso, creando collegamenti specifici con molti Paesi tra i quali l’India, la Cina, le Americhe. Il libero mercato a livello mondiale è una realtà e una conseguenza di diverse decisioni politiche già prese. I dazi? Forse su alcuni prodotti di nicchia potrebbero avere un senso, ma in generale non credo siano qualcosa di fattibile, anche perché la questione dell’import ormai va pensata su scala europea. Piuttosto vanno cercate nuove strade, qualcosa che dia un valore aggiunto. Penso a strategie di penetrazioni più efficaci, alle riconversione di prodotti e servizi, ad aggregazioni di aziende, ad un diverso rapporto commerciale con i Paesi emergenti. Nel nostro Paese vi sono aziende di eccellenza che operano nello stesso settore e con gli stessi competitors di altre aziende che soffrono, questo significa che in alcuni casi la concorrenza può essere uno stimolo, non un handicap. Occorre saper promuovere ed individuare benchmark tra le imprese di settore, fare ricerche e analisi di strategie di settore per promuovere lo sviluppo, è questo il nuovo campo per il quale le associazioni moderne devono attrezzarsi. È un processo a medio termine, ma che va incoraggiato. Cambiare è possibile, non dobbiamo avere paura.

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